I diritti umani: un salvagente per i rifugiati

Spesso, però, si sono date risposte emergenziali all’accoglienza che invece necessita di una politica di SISTEMA sulle migrazioni e solo in casi sporadici, grazie ai progetti territoriali, si sono avviate attività di sensibilizzazione nella Comunità ospitante, che tendono a fare conoscere il fenomeno delle migrazioni per attuare, nel tempo, un cambio di modo di pensare dei cittadini comuni e degli amministratori locali. In questo processo, l’educazione e la scuola possono contribuire a cambiare la mentalità e a formare persone sensibili e consapevoli  del ruolo dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati, come portatori di cultura e di sensibilità diversa e soprattutto di diritti umani e che le migrazioni non  vanno affrontate più e non solo come atto umanitario ma anche come diritto umano da condividere.

Il salvagente come metafora, non troppo, dei diritti umani

Spesso coloro che arrivano nel nostro paese lo fanno a bordo di barconi sgangherati che vengono raggiunti da unità navali, prima che sia troppo tardi, ma non sempre. Vengono lanciati salvagente ai quali i migranti si aggrappano per raggiungere le coste e di lì, con luci ed ombre, la loro esistenza ricomincia a delinearsi. In questa proposta si pensa di dare ai salvagente una identità metaforica e diventeranno il soggetto di una “mostra” che parte dal basso per analizzare e raccontare, con il coinvolgimento di alunni e rar, i diritti umani. Dopo un percorso di conoscenza e di approfondimento, ovviamente non esaustivo, sui diritti umani, attraverso circa 300 salvagente, i partecipanti ai laboratori, alunni e rar, scriveranno una frase, frutto dell’emozione e dello studio del laboratorio realizzato.

Scuole da coinvolgere

Le classi da coinvolgere sono almeno 15, delle scuole medie di Matera: Nicola Festa, Via fermi e Pascoli e una classe dell’Istituto Artistico Statale Carlo Levi.

Enti da coinvolgere

Gli Enti Istituzionali da coinvolgere sono le scuole, la Soprintendenza ai Beni artistici e storici della Basilicata e Matera 2019.

L’idea

L’idea è di coinvolgere 300 persone circa, alunni e rar, in una riflessione sui diritti umani che dia vita ad una “mostra” dal basso. Saranno realizzati nel mese di ottobre 2014 presso Palazzo Lanfranchi 15 laboratori circa, 1 per ogni classe, negli spazi del museo, a contatto con gli “oggetti” più belli che Matera può mostrare. Si parla di diritti umani con la collaborazione attiva dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati che sono venuti nel nostro Paese per costruirsi una vita che non era possibile nel loro Paese, a causa del deficit dei diritti o per motivi di guerre. 

Verrà proiettato un documentario su diritti umani  e verranno raccontate le storie dei migranti. Durante il laboratorio saranno distribuite delle parole sulle quali i ragazzi avranno tempo di riflettere durante le lezioni in classe fino al mese di gennaio 2015, per arrivare a scrivere una frase sui diritti umani; anche i richiedenti asilo e rifugiati, all’interno del corso di italiano scriveranno il loro pensiero sui diritti umani. Gli alunni e i rar approfondiranno i temi trattati e le parole che sono state loro affidate e rifletteranno in modo critico sul significato di ciò che hanno visto e imparato. Per la scuola sarà l’occasione di approfondire un aspetto del curriculum sui diritti umani, avvalendosi delle testimonianze dei rar che avranno la possibilità, a loro volta, di discutere fra di loro e riflettere sui diritti umani in prospettiva della conoscenza, anche, dei doveri che scaturiscono dai diritti umani.

In due giornate fissate ai primi di gennaio 2015 i ragazzi e i rar si recheranno di nuovo a Palazzo Lanfranchi dove sarà già posizionata una barca di carta pesta da cui parte una lunga striscia di tela azzurra che simula il mare. Ogni alunno e ogni migrante registreranno in audio il proprio pensiero scritto su un salvagente e posizionerà il salvagente. Quando tutti i salvagente, circa 300, saranno posizionati la mostra sarà ufficialmente inaugurata e sarà il frutto del lavoro comune di richiedenti asilo, rifugiati e alunni. Le voci registrate accompagneranno il visitatore nel percorso e potranno a loro volta scrivere un loro pensiero su un rotolone di carta posto nel fondo della sala,

Il luogo della mostra è la sala delle arcate di Palazzo Lanfranchi.