Progetto di Sostenibilità Ambientale con i minori stranieri non accompagnati ospiti del SAI/SIPROIMI Salandra

Vi raccontiamo di piccoli successi e grandi sorrisi, ma anche sconforto e soprattutto apprendimento.

Grazie al sostegno dell’Associazione Tolbà, che ha creduto nelle nostre capacità e ci ha lasciato carta bianca, abbiamo sviluppato un progetto sulla sostenibilità ambientale per e con i ragazzi della struttura per Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) a Salandra. Sia per noi come volontarie europee, sia per i giovani provenienti dal Bangladesh, dal Pakistan, dall’Albania, dall’Egitto e dalla Somalia è stata un’opportunità di apprendimento e scambio bilaterale. Sono state delle settimane ricche e produttive, incentrate sull’argomento della sostenibilità, attraverso contenuti teorici e attività pratiche, che hanno generato emozioni, nuovi legami e tanta crescita personale.

Perché questo progetto?

Riteniamo che il tema della sostenibilità sia poco affrontato. Abbiamo ritenuto utile parlarne con i minori stranieri non accompagnati, per sensibilizzarli, pur sapendo che hanno attraversato momenti difficili e che la questione della sostenibilità sarebbe stata magari lontana dalle loro priorità. Lavorando con degli adolescenti, volevamo porci come primo obiettivo l‘attirare la loro attenzione su qualcosa che possa servire nel loro futuro e che potrebbe facilitare il loro inserimento sia nel mondo del lavoro, sia in quello scolastico nonché la loro integrazione nella società. L’obiettivo era di renderli consapevoli sull’argomento, creando al tempo stesso un diversivo per smuovere la quotidianità, spesso monotona, alla quale sono soggetti i ragazzi in questo periodo non facile. Per loro è significato venire a contatto con persone nuove, provenienti da Paesi diversi, ed è stato un ottimo esercizio per allenare il loro italiano.

Con questo progetto volevo creare soprattutto un impatto all’esterno con la gente del posto, come a dire: “Ciao, siamo stranieri, siamo giovani e contribuiamo alla comunità salandrese occupandoci dell‘ ambiente. Non siamo dei fannulloni o dei criminali, non vogliamo rubarvi né soldi, né lavoro, e abbiamo rispetto della vostra cultura. Siamo delle persone come voi e facciamo del nostro meglio per integrarci.” (Claudia)

Nonostante l’aggiornamento continuo e la partecipazione a vari corsi sulle tematiche quali la sostenibilità e il cambiamento climatico, abbiamo fatto molta autoformazione attraverso varie ricerche, così da diventare esperte sull’argomento. Dopodiché abbiamo raccolto del materiale, cercato dei video, creato dei quiz e progettato delle attività pratiche, dividendole secondo l’argomento portante assegnato ad ogni incontro. Scrivendo e idealizzando questo progetto, abbiamo dovuto tagliare molto, e fare i conti con la situazione Covid-19. 

Il tutto è arrivato al momento giusto, dato che a Salandra è partita da poco la raccolta differenziata con ritiro a domicilio attraverso mastelli differenziati.

“Il primo incontro e l’annuncio del progetto non hanno suscitato molto entusiasmo nei ragazzi, forse perché il nostro intento non è stato capito” (Marie).

Ci siamo subito scontrate con la barriera linguistica, infatti molti beneficiari sono arrivati in Italia da pochissimo, non sapendo parlare neanche il francese o l’inglese. Siamo state costrette a rivedere tutte le attività, sviluppandole in maniera diversa e più capibile, utilizzando molto più la pratica che la teoria.

“Via via mi sono resa conto che non bisogna per forza parlare la stessa lingua per capirsi” (Claudia)

“Queste difficoltà linguistiche mi hanno fatto capire che i progetti possono cambiare e trasformarsi, pur raggiungendo sempre lo stesso obiettivo” (Marie)

Abbiamo schedulato varie attività e ogni martedì abbiamo previsto delle uscite, dei giochi interattivi e la proiezione di piccoli video e documentari sull’argomento. Nello specifico abbiamo incentrato il tutto sul cambiamento climatico, sulla gestione dei rifiuti e della raccolta differenziata, sul riciclo e riutilizzo creativo. Insieme ai ragazzi abbiamo raccolto i rifiuti nel territorio vicino e abbiamo avviato un piccolo orto.

“I ragazzi hanno accolto questo progetto anche come una opportunità di evasione e novità, svolgendo attività interattive e incontrando gente nuova.” (Marie)

Difficoltà riscontrate

Non è stato facile attirare l’attenzione su questi temi, soprattutto quella degli adolescenti. Il tema della sostenibilità è complesso e ricco di informazioni, e abbiamo così captato quelli che sono gli elementi principali, cercando di essere efficaci e produttive al tempo stesso.

“Non tutti i ragazzi hanno partecipato al progetto, magari siamo state poco efficaci nel comunicare il nostro intento. Questo mi ha fatto molto riflettere.” (Marie)

Gli smartphone inoltre hanno ridotto di molto l’attenzione dei ragazzi, nonostante chiedessimo loro di spegnerli.

Un progetto che ci ha fatto crescere                         

Vi sono stati momenti di grande crescita e positività. E’ stato bellissimo guardare i ragazzi mentre piantavano con stupore semi di peperoncino e aloe vera, o vederli sforzarsi di capire i documentari, dopo i quali seguivano sempre tante domande. Attività centrale e ricca di emozioni è stata la raccolta dei rifiuti nel quartiere. 

Oltre alla spazzatura abbiamo trovato anche dei fiori selvatici, e con i ragazzi ne abbiamo scoperto i nomi e le proprietà. Abbiamo raccolto davvero tanti fiori diversi, e sono nate tante curiosità e momenti di scambio. (Claudia)

Avendoci visto raccogliere la spazzatura, un anziano del posto ci ha raggiunto e ci ha aiutati, complimentandosi con i ragazzi per l’ottimo lavoro svolto. Questo gesto ci ha fatto capire come l’integrazione sia possibile anche attraverso queste attività inclusive.

Con questo progetto speriamo di aver fatto superare i pregiudizi e le paure ai residenti, creando così un ambiente più accogliente. (Claudia)

E’ stato uno scambio continuo e interattivo. I ragazzi ci hanno insegnato tanto sui loro paesi di origine, sulle loro tradizione, sulle loro esperienza migratorie e anche sulla loro lingua! Abbiamo imparato tanti vocaboli nuovi, in italiano, francese, tedesco, inglese, bengalese, pakistano, somalo e arabo. Eravamo tutti entusiasti dell’imparare e tradurre in tante lingue. E’ stato interessante avere carta bianca su tutto il progetto, ma la domanda principe è stata: cosa vogliamo raggiungere?

“Il progetto ha aumentato la fiducia nelle mie capacità, inoltre ha stimolato molto la nostra invettiva nel creare le attività e nel cercare il materiale utile.” (Marie) 

Progettare in una lingua che non è la tua è difficile, farlo per dei ragazzi che parlano altre lingue è stato davvero complicato! Il tutto è somigliato molto a un puzzle. Ma abbiamo comunque raggiunto degli obiettivi importanti.

“L’obiettivo più importante per me è stato quello di condividere informazioni sulla sostenibilità, tema a me molto caro. Abbiamo piantanto nelle loro coscenze un piccolo seme che speriamo si sviluppi e faccia si che i ragazzi diffondano ad altri i nostri insegnamenti.” (Marie). 

 Non sappiamo quanto del progetto è stato realmente compreso, ma ripensando ai momenti di scambio, emozione, curiosità, racconto, partecipazione ed entusiasmo, lo rifaremmo altre 100 volte.

Claudia e Marie

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