La lapidazione

La lapidazione è una forma di esecuzione sommaria di origini antiche. Sia la Bibbia, sia il Corano riferiscono vari episodi di lapidazione. L’adultero non commette un reato contro il coniuge, ma disonora l’intera società e per questo deve essere punito in pubblico nel modo più severo. Secondo l’interpretazione più severa della shari’a le pietre per la lapidazione non dovrebbero essere tanto grosse da uccidere il condannato al primo o secondo colpo, né tanto piccole da non poter esser definite vere e proprie pietre. Gli uomini devono essere sepolti fino alla vita e le donne fino al petto; chi riesce a sfuggire da queste fosse, ha salva la vita. Per le donne chiaramente è più difficile sfuggire alla lapidazione, dato che la loro fossa è più profonda. La lapidazione, lungi dall’essere un’usanza del passato è in molti paesi – come ad esempio l’Iran o la Nigeria – una pena nuova, introdotta dai governi fondamentalisti. In altri paesi – come ad esempio il Bangladesh o il Pakistan – governi poco interessati a proteggere i diritti dei propri cittadini permettono che “tribunali tradizionali” amministrino la giustizia condannando a morte per lapidazione o con altre pene crudeli come l’amputazione a la fustigazione. La sopravvivenza di pene tradizionali e il recupero ideologico da parte dei fondamentalisti fa sì che il numero complessivo delle lapidazioni e le zone del mondo in cui è praticata questa pena siano in espansione. Dall’Afghanistan allo Yemen, la minaccia della lapidazione serve in genere a intimidire le donne che cercano di affermare la propria autonomia e decisione sulla propria vita. In Afghanistan durante il regime dei Talebani vi sono state molte lapidazioni in pubblico. Prima della guerra in Afghanistan i governi si erano opposti a pratiche quali la lapidazione, il taglio della mano e la flagellazione pubblica, e si riteneva ormai che fossero eventi che accadevano raramente in qualche zona rurale. In Arabia Saudita non c’è un vero e proprio codice penale, né un sistema giudiziario regolamentato. Gli imputati non hanno diritto ad un avvocato e i processi sono segreti e si basano esclusivamente sulla confessione, spesso estorta sotto tortura. La pena consuetudinaria per l’adulterio è la morte tramite lapidazione. In Bangladesh , i tribunali del clero del villaggio, chiamati salish, emettono una fatwa contro quelle persone – in genere donne – ritenute colpevoli di aver violato il codice morale islamico. Tali condanne vanno dalla rasatura della testa alla lapidazione, passando per la fustigazione. Ogni anno si hanno notizie riguardo a decine di casi del genere, un chiaro tentativo di “rintuzzare ogni tentativo di emancipazione delle donne”. Nello Yemen , si ha notizia di un uomo “giustiziato” tramite lapidazione nel gennaio del 2000. L’esecuzione sarebbe durata oltre quattro ore prima che l’uomo morisse. Era stato ritenuto colpevole di aver violentato e ucciso la figlia. In Pakistan la Legge sulla fornicazione (zina) rende punibile questo “reato” con flagellazione pubblica o lapidazione. Vengono ritenute colpevoli anche le donne violentate che non riescono a provare di non essere state consenzienti, e per farlo è necessaria la confessione dello stupratore o la testimonianza di 4 musulmani di buona reputazione che siano stati testimoni oculari del fatto. La testimonianza delle donne non è considerata valida. In Iran , l’articolo 83 del Codice Penale prevede la pena di 100 frustrate per coloro che, non essendo sposati, commettono sesso fuori dal matrimonio; gli adulteri invece vengono puniti con la lapidazione. Dalla rivoluzione islamica di Khomeini si ha notizia di almeno una sessantina di casi di lapidazione, nella stragrande maggioranza dei casi di donne. Tali notizie, raccolte da agenzie stampa e organizzazioni femministe, riguardano prevalentemente casi accaduti in grandi città, mentre resta difficile avere notizie dei casi di lapidazione accaduti in zone più remote. Tali cifra quindi va presa come un flebile indizio di quanti casi possono essere realmente accaduti. La lapidazione è considerata indispensabile al clero islamico per terrorizzare la popolazione. Ma il Corano condanna apertamente la lapidazione, secondo alcuni. Ad esempio l’Ayatollah Dr. Seyed ha affermato che simili punizioni crudeli danno all’opinione pubblica internazionale un’immagine distorta dell’Islam, non facendone vedere gli aspetti caritatevoli e misericordiosi. Molte associazioni di donne sono nate nel mondo per combattere la lapidazione e altre discriminazioni legate al diritto islamico. La scrittrice e avvocatessa Mehrangiz Kar venne arrestata e condannata a 4 anni di carcere al suo rientro in Iran dopo essere stata a Berlino per una conferenza nell’aprile del 2000, dove aveva parlato dei diritti negati alle donne persiane.