La Nuova Basilicata – 14 aprile 2002

Il numero di Extra di questa settimana si apre con un articolo:”La mia arma è la penna”

Nel numero di Extra la descrizione dell’attività giornalistica di queste settimane

di Antonella Ciervo


L’arma della scrittura

“Vogliamo essere visti per quello che siamo, anche se siamo carcerati”. E’ in questa frase il senso del progetto che impegna alcuni detenuti extracomunitari del carcere di Matera e che presentiamo. “Ci siamo impegnati con le nostre volontarie – scrive la voce ferita dal carcere -per questa rivista e credo che siamo orgogliosi del nostro lavoro anche se è difficile dare un’immagine unitaria perchè siamo di diverse culture: è questo il bello nella vita in generale! Se c’è un segreto perchè la vita venga vissuta, quello è l’ottismo. Virtù (non qualità) che èdifficile da applicare al regime carcerario, anche al più aperto ma che negli articoli dei colleghi di via Cererie fa spesso capolino. Un segnale di speranza che è necessario dare anche a chi deve aspettare che la propria pena si concluda. E così si torna a pensare alla festa, a quella del sacrificio che

Diallo Abdullay descrive con dovizia di particolari. “Oltre al Ramadan ci sono altre feste: tra queste quella di Magal (nascita) che si celebra il 16 maggio a Touba, in Senegal. Questa festa celebra il fondatore Muridu Allah che è Khadirnou Rasolu (il servitore del Profeta). Tutti i fedeli si recano in pellegrinaggio presso la sua tomba e ognuno lascia un obolo; poi tutti i pellegrini vanno incontro al fratelli musulmani che provengono da tutto il mondo per confermare la realizzazione pratica della fratellanza, dell’uguaglianza, della cooperazione e dell’amore fra i musulmani, uniti nonostante le differenze di nazionalità, di colore, di modi di vivere e per toccare con mano l’universalità dell’Islam.

Ancora una volta abbiamo la consapevolezza che il progetto cui “La Nuova Basilicata” si è legata da alcune settimane cresce sempre di più, assumendo la valenza di una creatura che diventa sempre più grande e alla quale si può insegnare qualcosa. L’esperienza continua e, per quanto ci riguarda, la curiosità all’arrivo di ogni numero è sempre tanta.
Queste settimane ci hanno fatto comprendere quanto grande sia l’universo racchiuso in spazi così esigui. Dietro le sbarre, è proprio vero, ognuno costruisce la propria realtà e lo fa in un ambito ben preciso che adesso è aperto anche a chi non condivide questa esperienza con i detenuti.