La Nuova Basilicata – 15 febbraio 2002

Extra è il risultato di un progetto realizzato nella Casa circondariale di Matera, sopra la copertina della rivista, mentre al lato due immagini riferite ad alcuni luoghi d’origine degli extracomunitari rinchiusi. In alto Wahran in Algeria e Kruja in Albania.


 

 

 

Extra, i reclusi si raccontano

Iniziativa dell’associazione Tolbà di Matera in favore degli immigrati in carcere

MATERA- Sabato 16 febbraio sarà in edicola, allegata a “La Nuova Basilicata” la rivista Extra. La nostra associazione -afferma in un comumcato Tolbà di Matera – impegnata da tanti anni nel difficile lavoro del riconoscimento dei diritti dei migranti, ha accettato con grande interesse l’invito della Casa circondariàle di Matera a presentare un progetto a favore degli immigrati reclusi e finanziato dal Ministero di Grazia e Giustizia. Il progetto ha avuto inizio a giugno dei 2001 e terminera il 15 marzo 2002; esso prevede la realizzazione di sei numeri della rivista multi lingue Extra, scritta e tradotta dai reclusi e diffusa come allegato al quotidiano “La Nuova Basilicata”. Lo scopo del progetto è di avviare un dialogo di mediazione culturale, fra gli immigrati e la società ospitante. Ciò, si propone di farlo, attraverso i racconti, a volte drammatici, a volte pieni di speranza e di progettualità per il futuro di persone che vivono, oltre al dramma della reclusione, per avere commesso reati, quello di essere in un Paese straniero, di cui non conoscono bene la lingua, le tradizioni e le regole. La pena, lontana da essere soltanto momento repressivo, deve essere un occasione per ritrovare percorsi educativi e formativi per esistenze che hanno deviato, spesso, per motivi futili: mancanza di permesso di soggiorno, incontri sbagliati, desiderio di facili guadagni per persone che provengono da Paesi con gravi problemi economici nel periodo della detenzione, la maggior parte degli immigrati non può usufruire dei benefici delle uscite poichè non hanno parenti o amici presso cui recarsi. E’, per questo, importante dare un segnale che, al di fuori delle mura del carcere, esistono gruppi e organizzazioni che sanno dell’esistenza di persone che vivono un momento di solitudine. E’ anche necessario che si impari a vedere il carcere come luogo di umanità che va assolutamente recuperata alla società:
chi ha sbagliato una volta non deve pagare per il resto della propria vita. Ci auguriamo che l’esperienza nella casa circondariale di Matera possa avere un seguito e che il gruppo di “redazione” che siè creato possa diventare stabile e continuare a mantenere, con l’esterno, un filo di dialogo. Va ai sette immigrati che hanno redatto Extra, non solo con i testi e le traduzioni, ma anche con le illustrazioni e il materiale iconograflco, il ringraziamento dall’associazione perchè, da una posizione di reclusione, sono riusciti, grazie alle loro intelligenze, a trovare la forza di raccontare le proprie storie di emarginazione e di reclusione.
Un grande ringraziamento va anche alla direzione della Casa circondariale che ha creduto in questo progetto che, nel mettere in discussione alcune disfunzioni, si propone di agire concretamente per migliorare la qualità della rieducazione.