Prima ridono e poi la bocca non si chiude mai

Prima ridono e poi la bocca non si chiude mai

Vivere in un paese è una cosa, ma capire che ci sono anche tanti altri paesi e culture diverse è proprio una cosa diversa.

Una classe da 20 bimbi (10-13 anni) di fronte da me, come spiego che ci sono anche altri paesi e culture che noi non conosciamo?!

Prima stavano ridendo quando una persona stava leggendo un testo in una lingua diversa (per esempio il bulgaro o il cinese) ma poi cambiava in curiosità e stupore.

Penso che mai dimentico questo momento quando la bocca di un bambino si apre perché sta realizzando che una persona sta leggendo una storia proprio sconosciuta. Si poteva veramente vedere che questo bambino giusto in questo momento sta realizzando che ci sono anche lingue e culture diverse.

Ma la cosa più bella di questo progetto per me era che a questo momento non fermavamo. Invece questa cosa era solamente per ricevere la curiosità dei bambini, poi con questa curiosità stavamo lavorando, perché proprio i bimbi avevano voglia di imparare e sapere di più.

Quindi dopo leggere la storia in italiano per fare capire ai bambini di che cosa stiamo parlando loro dovevano scegliere al massimo 6 parole della storia che a loro sembravano più importanti. Poi abbiamo tradotto queste 6 parole in lingue diverse (di solito in 3 lingue diverse) che già era una bellissima cosa perché mai avevo sentito che “il tedesco é molto similare all’arabo“. Spesso in questo momento i bambini stavano ridendo alla pronuncia delle parole ma comunque sempre avevano voglia di sapere di più.

Noi sempre abbiamo detto che i bimbi non devono scrivere quando noi traduciamo le parole, però comunque sempre ho visto almeno due o tre bambini che stavano copiando le parole tradotte perché non volevano perdere la possibilità di imparare queste parole.

Dopo di tradurre le parole abbiamo distribuito piccoli fogli dove i bambini dovevano scrivere o le parole che già avevamo tradotto o una nuova parola per chiedere come si dice in una lingua diversa. Spesso alla fine hanno copiato tutte le parole tradotte e in più hanno chiesto nuove.

Alla fine la cosa più bella era le facce curiose e allegre dei bambini quando stavano imparando e quando hanno imparato che ci sono anche altre culture e le parole tradotte.

Ma una cosa che anche a me mi ha fatto aprire la bocca senza potere chiudere era che i bimbi alla fine mi hanno chiesto la mia firma. Questo per me era un simbolo per una curiosità enorme dei bambini verso le altre culture ed anche io stavo con orgoglio perché potevo aprire un mondo nuovo per gli altri.

Sono molto contento che dopo un lavoro di due ore già potevamo cambiare la concezione del mondo. Sicuramente anche dopo il lavoro i bambini stavano pensando agli incontri. Per esempio Graziella di solito ha chiesto all’inizio se i bimbi mai avevano chiesto agli altri stranieri come si dice qualcosa nella lingua straniera. Se la risposta all’inizio era “no” sicuramente dopo gli incontri era “si”.

In generale il mio SVE è per imparare la cultura italiana, per questo mi è piaciuto così tanto il progetto, perché avevo la possibilità di condividere un po’ il mio mondo tedesco.

A questo punto voglio ringraziare Tolbá e i bambini della scuola…

Julian Panconcelli