SVE di Daniela Garcia Mendoza

SVE di Daniela Garcia Mendoza

1° volontario SVE accolto c/o Tolbà

In data 08-09-2010 Tolbà è stata accreditata come “Host Organization” (ente di accoglienza) per i progetti SVE (Servizio Volontario Europeo) destinati ai ragazzi di età compresa tra i 18 e i 30 anni per un soggiorno di circa 6 mesi.

Da giugno a dicembre 2011 Tolbà ha ospitato per la prima volta una volontaria SVE di origine messicana: Daniela Garcia Mendoza.

Per 6 mesi Daniela ha partecipato a tutte le attività dell’Associazione, tra le quali il corso di ceramica e cartapesta a favore di bambini e adolescenti – stranieri e non – realizzato presso il centro interculturale “Le Cicale”, in collaborazione con la Cooperavita sociale “Meravigliosamente”; l’attività di Progetti sperimentali e interventi per la qualificazione del lavoro delle assistenti familiari per cittadine italiane e straniere residenti in Basilicata”, organizzato dall’ente di formazione Ageforma Agenzia Prov. Per l’Istruzione e la Formazione professionale e l’Impiego di Matera presso la sede dell’Associazione; il 2°Torneo di calcetto anti – razzista; il “Forum del libro” con i libri plurilingue de “La Biblioteca di Tolbà”. Ha partecipato, insieme agli operatori di Tolbà e di Link alla serata “Let it be Right- sosteniamo i diritti umani “organizzata da Amnesty International ad Altamura e ad altre iniziative interculturali, confrontandosi con gli altri volontari SVE.

Inoltre, nell’arco del servizio volontario europeo, ha sviluppato un progetto personale dal titolo “Las muertas de Juarez”realizzando una ricerca sul tema, sia in lingua spagnola che in lingua italiana, sintetizzata in un powerpoint che ha presentato a conclusione del progetto presso l’Istituto “Isabella Morra” di Matera.

In ultimo, ha contribuito anche alla stesura di testi in spagnolo, traducendo dall’italiano nella sua lingua madre sia testi di tipo burocratico – amministrativo che narrativi (es. “Il librino delle parole magiche” e “La valigia dei ventagli” editi da “La Biblioteca di Tolbà”).


Daniela Mendoza, Volontaria SVE da Giugno a Dicembre 2011 c/o Tolbà

Il mio progetto è stato molto particolare, perché quando sono arrivata la mia associazione attraversava una difficile situazione all’interno per quanto riguarda il tema dei loro progetti, quindi per me è stata una situazione molto difficile, anche complessa di capire, perché nessuno mi aveva detto niente prima di arrivare, quindi i primi giorni sono stati molti duri perché purtroppo il mio progetto come era stato scritto non c’era più, quindi io mi sono trovata in una situazione dove non capivo proprio niente, quindi ho deciso di raccontare al mio coordinatore di progetto come mi sentivo e come secondo me era la situazione a Tolbà, allora il mio coordinatore ha deciso di fare un incontro i primi giorni del mese in cui sono arrivata e risolvere subito questa situazione, per me anche quest’ incontro è stato molto incomodo perché i miei colleghi pensavano che io non volevo essere più volontaria di Tolbà, perché secondo me è stato un fraintendimento quando io ho spiegato a Sante il coordinatore la situazione, e penso che è normale perché in quel tempo il mio italiano era molto basso, quindi alla fine il incontro è venuto bene perché cosi abbiamo parlato della situazione di Tolbà e abbiamo anche parlato delle mie future attività e della mia presenza a Tolbà.

Dunque dopo quest’ incontro e con il passare del tempo ho cominciato a capire che le cose non sempre vanno come uno pensa, comunque io questo pensiero già lo portava dalla Spagna perché sapevo che esiste la piccola probabilità che il progetto non fosse cosi perfetto, però trovarmi quasi senza progetto è stata una cosa molto brutta, però anche è stata una cosa dalla cui ho imparato molto, magari in quei giorni non lo vedevo cosi, pero con il tempo mi sono resa conto che di questa esperienza ho imparato molto, perché dopo quei giorni ho avuto un momento di riflessione, e il primo pensiero che ho tolto dalla testa era quello di dirmi “io non sono venuta per fare questo” perché pensare cosi non mi serviva a niente, quindi ho cominciato a dire si a tutto quello che mi tutor mi proponeva, dunque da un giorno all’ altro ho cominciato a fare un corso di ceramica che si faceva a Tolbà in collaborazione con un’altra cooperativa con i bambini da 4 a 8 anni, e non come professoressa ma come compagna di classe, anche mi sono messa il grembiule, ed è stata una esperienza molto carina, perché mi piaceva molto ascoltare l’italiano dei bambine e mi piaceva come loro mi dicevano “non si dice cosi”, anche ho fatto sempre a Tolbà il “Corso di lingua e cultura Italiana per i cittadini adulti extracomunitari regolarmente presenti in Basilicata” anche questo è stato uno shock terribile, perché io ero abituata a un altro tipo di sistema educativo, mai ero stata in una classe dove ci fosse una bambina di 2 anni sopra il tavolo durante tutta la lezione, dove i miei compagni di lezione parlassero cosi alto in altre lingue, nemmeno dove suona il telefonino quando tu cominci a parlare cosi alto, senza uscire e parlare fuori, la prima lezione è stata un incubo, non volevo più tornare sul serio, ma dopo quando ho raccontato questo a un amico e si è messo a ridere, mi sono resa conta che infatti era una situazione divertente, dunque ho cominciato a prendere le cose come venivano e alla fine ho fatto amicizia con 2 compagne di classe: una ragazza del Kosovo e un’altra dell’ Indonesia, ancora siamo amiche, usciamo insieme, anzi abbiamo fatto il tiramisù, e dopo questo corso ho cominciato a parlare l’ italiano, quindi questo significa che ci sono altre forme di imparare.

Quindi cosi come ho fatto quello, ho fatto tante altre piccole cose a Tolbà, per esempio la traduzione dal l’italiano allo spagnolo per le pubblicazioni di la Biblioteca di Tolbà, siamo andati con Brunella la mia Tutor all’ interno di Tolbà, al concerto “Let it be Right- sosteniamo i diritti umani” di Amnesty International ad Altamura, con un piccolo tavolo per vendere i libri anche per dare informazione, anche siamo andate insieme al programma della radio Why not? ad Altamura, per parlare della mia esperienza come volontaria all’ interno di Tolbà e delle cose che avevo fatto, inoltre sono andata con Nicoletta (altra collega) a Policoro all’ incontro con gli assistenti sociali e cosi piccole cose di ogni giorno.

Però la cosa più significativa è stato il mio progetto personale, che è nato “grazie” alla situazione che ho travato al mio arrivo a Tolbà, e del cui mi sento molto orgogliosa di me stessa, e invece che lamentarmi ogni giorno della mia situazione o chiedere ogni giorno a Brunella “cosa posso fare oggi?” ho pensato di fare un progetto personale invece di venire ogni giorno a Tolbà, usare internet come se fosse un internet-caffè, e ritornare a casa senza avere fatto nulla, quindi dopo avere conosciuto il lavoro di Tolbà, e leggere un paio dei loro libri, e vedere il loro lavoro per quanto riguarda il tema della mutilazione genitale femminile, ho pensato che potevo fare un progetto più o meno sulla stessa linea di lavoro di Tolbà, e come in Messico era accaduta una storia molto brutta intorno alle donne uccise a Ciudad Juarez, ho deciso di fare il mio progetto su questo tema “Las Muertas de Juarez”, alla fine ho lavorato durante 3 mesi su questa piccola ricerca che ho scritto in spagnolo, dopo è stata tradotta in italiano, poi  ho fatto un Power Point e dopo con l’impegno di Brunella ho potuto fare una presentazione all’Istituto Isabella Morra di Matera, dove anche ho parlato della mia esperienza come volontaria europea anzi del EVS.

Quindi, insomma cosi più o meno è stato il progetto per quanto riguarda il lavoro a Tolbà.

Daniela


Las Muertas de Juarez relazione sulle donne assassinate nella Ciudad Juárez

Esperienza SVE a Matera (video)